Notizie e riflessioni
Per dare un’idea della varietà dei punti di vista da cui si può considerare il tema dell’audiolibro, riportiamo qui di seguito alcune interessanti riflessioni di librai, docenti e personalità del mondo della cultura. Segnaliamo inoltre alcune notizie curiose sulla nascita e diffusione di questo prodotto editoriale.
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Buona lettura!
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Filippo La Porta, Pagine da ascoltare
Fare a meno della lettura visiva e lasciarsi prendere dalla voce di un autore. È il momento degli audiolibri.
L’altro giorno ho messo nel lettore cd il primo dei cinque dischetti che contengono la lettura integrale da parte di Francesco Piccolo del suo L’Italia spensierata (a suo tempo edito da Laterza). Il libro l’ho già recensito, ma vorrei qui riportare la mia esperienza di ascolto e tentare una breve riflessione, sugli audiolibri (registrazione audio di libri letti ad alta voce). All’inizio l’idea dell’audiolibro mi è venuta pensando a un mio amico che, a cusa di una malattia, ha difficoltà nella lettura. Ora, questo aspetto di “necessità”, legato a handicap, disturbi (ad esempio la dislessia), è parte costitutiva del mezzo, ma sarebbe limitativo considerarlo come unico aspetto. E, anzi, ascoltando per due ore (quasi metà) L’Italia spensierata ho percepito non solo le potenzialità dell’audiolibro ma anche un suo possibile “insegnamento”, di cui dirò tra un po’. Il mercato non è fiorente come nei Paesi anglosassoni ma se fate una ricerca con Google scoprirete che l’offerta è piuttosto ampia. Si va da quegli audiolibri direttamente scaricabili ondine su MP3 (e gratis!) a editori che seguono solo questo tipo di prodotto. E ancora: dai classici alla narrativa contemporanea. Ovviamente la “qualità” del prodotto non è sempre garantita. Ma certo la Emons, che ha stampato tra l’altro quel libro di Piccolo, si distingue per serietà professionale e per un’idea di progetto culturale. Nel suo catalogo – “Musica per le mie orecchie” – trovano posto alcuni classici letti anche da personaggi dello spettacolo (Bartleby lo scrivano da Serena Dandini), testi di saggistica (una selezione da Bateson) e poi romanzi italiani contemporanei letti da attori (Milena Agus da Margherita Buy) o dagli autori stessi (tra gli altri Caos calmo da Sandro Veronesi e Vita da Melania Mazzucco). Ho ascoltato il cd a casa seduto su una poltrona, con gli occhi chiusi, anche se una delle modalità di ascolto più diffuse rimane quella dell’autoradio, negli spostamenti da casa in ufficio, nei viaggi lunghi. Non posso negare di aver avuto forti riserve all’inizio. Mi sembrava un altro modo per evitare l’esperienza della lettura, già così penalizzata nel nostro Paese. Ma si tratta di una esperienza diversa, che non esclude affatto la lettura. E poi la voce di Piccolo, così connotata in senso regionale (è casertano) e dunque lievemente strascicata, pastosa, estroversa (mi spiace per Piccolo, che non sopporta il clichè del Sud…), diventa uno degli elementi dell’opera, al pari dei personaggi e della narrazione. E ora vengo a una considerazione di fondo. Mi sembra che ascoltare un romanzo letto da qualcun altro potrebbe ricordarci un elemento connaturato alla lettura stessa. Ho sempre pensato che la lettura implica soprattutto una capacità di accoglienza e di attesa, una specie di passività “creativa”. Non siamo noi a dominare o manipolare le cose, non conduciamo per intero il gioco. Ecco, quando ascoltiamo un audiolibro non ci viene voglia di interrompere, andare indietro, riascoltare, ecc., semplicemente ci abbandoniamo al flusso narrativo, ci adattiamo ai tempi e ai ritmi di chi sta leggendo. Che sollievo non interagire (se non sui tempi lunghi).
"Left", 24.10.2008
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Piervincenzo Di Terlizzi, Un audiolibro, il tempo, la comunità
Ho ricevuto in dono un audiolibro: 12 cd con la lettura integrale, ad opera dell’autore stesso, di un testo che, al tempo dell’uscita, mi ha intrigato molto, e che ho in seguito ripreso, Caos calmo di Sandro Veronesi. Ho sistemato il cofanetto in auto, con l’idea di ascoltarne il contenuto nel corso dei vari spostamenti che punteggiano le mie, come le giornate di tanti: da casa alle scuole dei bimbi, al Liceo in cui lavoro, e viceversa, con i soliti intrecci ed incroci tra mattina e pomeriggio. Quindici ore di ascolto complessivo, per quante giornate? Un paio di mesi, pensavo, all’ingrosso. Forse più. E invece. Al termine della prima giornata, un usuale lunedì di usuali andate e ritorni tra i luoghi usuali, il contatore mi ha informato che erano trascorsi un po’ più di cinquanta minuti. Cinquanta minuti: quasi un’ora della vita cosciente di una giornata trascorsi in auto. Io, come tanti. Ci sono rimasto un po’ male.
Come che sia, l’ascolto è cominciato; la voce di Veronesi ha preso a far compagnia ai miei spostamenti, e lentamente a suggerire, di quel libro che ho pur letto più di una volta, prospettive cui non avevo pensato, o dato peso. Le sottolineature di alcuni punti, segnate dai cambi di tono della rotonda pronuncia toscana dell‘autore; i ritmi della costruzione sintattica a lui più cari; la partizione interna del testo, con i momenti più concitati e narrativi e quelli più statici, che lì per lì paiono anche un pochino di maniera e poi, invece, acquisiscono spessore per un dettaglio, un passaggio, una ripresa - insomma: la voce, con la sua sostanza (quella che Roland Barthes chiamava grana), rende il romanzo una presenza, una sorta di passeggero ulteriore, e se la sua sequenzialità impone una regola alla fruizione (niente salti avanti o indietro, come quando si legge, e non perché tecnicamente non si possa, ma pur sempre si sta guidando, no?), ebbene, proprio questo fluire delle parole l’una sull’altra costruisce, progressivamente, l’accumulo di nuovi dettagli di comprensione.
Certo, non posso fermare Veronesi (voglio dire, la sua voce) e chiedergli qualcosa su questo o quel punto, ma va benissimo così: il testo prosegue, si fissa nella memoria, accompagna questi interstizi di tempo che tanto residuali non sono, visto quanto pesano su una giornata. I miei bambini, in macchina, ne ascoltano anche loro dei pezzi, e poi mi fanno domande, e ne ricordano dettagli, alla maniera loro, di bambini, che non è la mia, ed anche questo è una scoperta sempre nuova.
Soprattutto, pian piano, col passare delle giornate, mi accorgo che quella lettura si stende sopra la quotidianità come un collante, una trama narrativa che dota di senso le mie spezzettate presenze in auto, e che si riverbera fuori. E’, infatti, difficile arrabbiarsi con gli altri automobilisti, mentre si ascolta un bel libro; è, infatti, difficile non aver voglia di vivere una bella giornata di lavoro, mentre si ascolta un bel libro; almeno, è difficile per me.
Del resto: le letture integrali e (quindi) gli ascolti integrali si stanno sempre più diffondendo, e nei festival letterari (anche l’ultimo Pordenonelegge.it ne è un esempio), il pubblico mostra sempre più di apprezzare che gli autori attingano alle loro opere, le attraversino con la loro voce. Vorrei allora provare a fare una proiezione ardita, e mi vien da dire che, in un momento storico nel quale tutti siamo frammentati, tutti spezzettiamo le nostre esistenze in miriadi di schegge tra di loro incoerenti (con la conseguenze coesistenza, nei singoli e nelle istituzioni del viver civile, d’imbarazzanti stonature), forse, tutti abbiamo bisogno di sentirci parte di un contesto narrativo, che racconti e che ci racconti. Mentre scrivo è in corso la lettura collettiva della Bibbia, e letture collettive dantesche sono ormai quasi una tradizione nemmeno solo fiorentina: anche questo è un segno, quello di un bisogno di racconti fondanti; bisogno, in fondo, di comunità.
"Il Momento", ottobre 2008
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Stephen King e gli audiolibri
“La voce umana aggiunge sempre una nuova dimensione a una pagina scritta bene” afferma Stephen King. In un’intervista con la rivista americana “AudioFile”, King si è soffermato a raccontare la sua esperienza in sala di registrazione, dove ha letto A bag of bones, e ha manifestato tutto il suo entusiasmo per gli audiolibri. “Ascoltando la lettura a voce alta di un’opera di narrativa si può vivere un’emozione molto più intensa che leggendo il libro per conto proprio”. Il narratore e l’ascoltatore stabiliscono una relazione molto importante: il narratore conduce l’ascoltatore attraverso le peripezie della storia proprio come voleva l’autore. “Leggere per conto proprio è come pattinare: pattini sulla superficie” continua King. “A volte salti delle parole, e ti lasci prendere dal ritmo, come fosse una danza. Ma quando ti leggono a voce alta un testo, sei costretto a procedere al ritmo della voce narrante. Non puoi sbirciare avanti per vedere cosa succederà. Cogli ogni parola e tutte le sfumature”. Alcuni critici ritengono che ascoltare un audiolibro sia una cosa molto diversa dal leggere. Secondo King, ascoltare un libro costituisce l’esperienza culminante dell’esperienza della lettura. “Quando è fatto bene, quando è fatto da uno che sa come leggere, nessuna esperienza può eguagliare l’ascolto di un audiolibro”. King ha registrato molti dei suoi libri. “Non è possibile averre un rapporto più intimo con il proprio lavoro di quando lo si legge a voce alta. E’ l’unico modo sicuro per verificare se è scritto bene o male, perché i guai vengono tutti alla luce”.
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Joyce Carol Oates e gli audiolibri
“Gli audiolibri, che fantastica invenzione”, esclama Joyce Carol Oates. “A volte si è così immersi nel racconto che dispiace essere arrivati a destinazione. Mi è capitato spesso di restare seduta in macchina nel vialetto davanti a casa per ascoltare la fine di un racconto, per non spezzare l’incantesimo. Certo, tutti amiamo sentirci raccontare delle storie, soprattutto da esperti narratori”. La prolifica autrice di racconti e romanzi ascolta spesso audiolibri. “Troppi da nominare tutti” dice, “Di recente, ho ascoltato le poesie di Emily Dickinson. Ma uso gli audiolibri solo quando sono in macchina, perché preferisco leggere, seguendo il mio ritmo, e tornare indietro e sottolineare”.
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Sandra Cisneros e gli audiolibri
Sandra Cisneros non è soltanto la pluripremiata autrice di romanzi (come La casa di Mango Street, Caramelo), di saggi e poesie, è anche la voce narrante degli audiolibri delle sue opere. Appassionata ascoltatrice di audiolibri, Cisneros preferisce ascoltare i libri letti dagli scrittori stessi. “Mi piace sentire la voce dell’autore. Mi irrita quando scopro che la voce narrante non appartiene a chi ha scritto il testo. Anche per la narrativa”. E pur ammettendo che forse non tutti gli autori sono eccellenti lettori, tuttavia è convinta che “si scopre sempre qualcosa dell’autore ascoltandone la voce, l’intonazione, l’espressione”.
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Premi
Dal 1996 Audio Publishers Association (l’associazione degli editori di audiolibri negli Stati Uniti) assegna gli Audie Awards, l’equivalente dell’Oscar per l’editoria di audiolibri. I candidati nelle 32 categorie vengono annunciati in gennaio e la premiazione avviene in primavera, in una serata di gala che di solito coincide con il BookExpo America. Quest’anno la cerimonia ha avuto luogo a Los Angeles e a condurla è stato Tim Curry, il memorabile dottore transessuale di The Rocky Horror Picture Show. Nel passato sono stati premiati, tra gli altri, Le correzioni di Jonathan Franzen e Middlesex di Jeffrey Eugenides (versione integrale). Nel corso degli anni, ad aggiudicarsi il premio per la categoria Ragazzi è stata spesso la versione in audiolibro dei vari libri di Harry Potter. Dal 1959 si assegna ogni anno il Grammy Award for Best Spoken Word Album. Nel 2008 il premio è stato assegnato a Barack Obama per la versione in audiolibro di The Audacity of Hope.
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La nascita della Caedemon Records, Una Storia di Natale
Nel gennaio del 1952 Barbara Holdridge e Marianne Roney, due giovani laureate, si avvicinarono al celebre poeta gallese Dylan Thomas che aveva appena fatto un reading di poesia in un locale sulla 92a Strada a New York. Non riuscendo a farsi largo tra la folla che lo assediava, gli scrissero un biglietto in cui accennavano a “una proposta di lavoro”. Una settimana dopo erano a pranzo con lui al Chelsea Hotel e, dopo avergli offerto cinquecento dollari, tirati fuori dalle proprie tasche, e il dieci per cento dei diritti, lo convinsero a registrare alcune sue poesie. All’epoca nessuno incideva poesie, ma Cohen e Roney erano convinte dell’importanza della poesia di Dylan Thomas e desideravano registrarla per documentarne la dimensione sonora. Venne fissata una data per la registrazione. Thomas selezionò le poesie e ne scrisse l’elenco dei titoli con la sua grafia tonda e minuta sull’agendina di Roney, alla pagina di venerdì 15 febbraio 1952. Arrivò il 15 febbraio, ma Thomas non si presentò all’appuntamento. La ricerca del poeta scomparso non fu cosa semplice, ma alla fine si riuscì a stabilire un’altra data per la registrazione. Il 22 febbraio Peter Bartok, figlio del compositore Bela Bartok, predispose la celebre Steinway Hall per la registrazione. Thomas iniziò a leggere e Bartok, che si aspettava di sentire una vocina tremante, si trovò di fronte una voce energica come corno inglese, tanto che dovette tarare di nuovo il microfono per una registrazione sinfonica, per adattarlo alla voce sonora del poeta. Thomas proseguì nella lettura e alla fine si accorsero che le poesie scelte bastavano appena per incidere una facciata di un LP. Era una giornata festiva e molte delle librerie dove avrebbero potuto trovare dei volumi di Thomas erano chiuse. Allora il poeta si ricordò di un racconto che aveva pubblicato su Harper’s Bazaar qualche anno prima e che era passato quasi inosservato: “Il mio Natale nel Galles”. Grazie a questa incisione, “Il mio Natale nel Galles” divenne un classico di Natale, uno dei testi di Dylan Thomas più noti e amati. Questa incisione non solo catturò la leggendaria voce del grande poeta del Novecento ma, come disse Rooney, fu una “grande scoperta: la letteratura, come la musica, deve essere ‘eseguita’ per ottenere il suo pieno effetto”. Nacque così la Caedemon Records, la società fondata da Holdridge e Roney che conta nel suo catalogo letture ad alta voce, tra gli altri, di Thomas, T.S. Eliot, William Faulkner, Eudora Welty e di altri famosi scrittori. La società fa oggi parte della Harpers & Collins.
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Attori che leggono
Alcuni dei volti più noti del cinema americano hanno prestato la loro voce a classici e a romanzi contemporanei, e tra questi citiamo per esempio Paul Newman che ha letto Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain, William Hurt che ha interpretato Hearts in Atlantis di Stephen King. Meryl Streep, Glenda Jackson e Sharon Stone si sono invece cimentate con la poesia e hanno partecipato alla realizzazione dell’audiolibro Fifty Poems by Emily Dickinson. Il Premio Oscar Hilary Swank , insieme a Chad Lowe, ha invece letto Big Mouth & Ugly Girl di una delle scrittrici americane più prolifiche e più note, Joyce Carol Oates.
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Scrittori che leggono
Alice Sebold ha inciso due dei suoi romanzi, The Lovely Bones (Amabili resti) e Lucky; Stephen King si è talmente divertito a registrare la versione integrale del suo romanzo Bag of Bones, che ha deciso di pubblicare la sua raccolta di racconti Blood and Smoke solo in versione audio, leggendola lui stesso. Ian McEwan ha esordito di recente nel mondo degli audiolibri leggendo il suo ultimo romanzo, On Chesil Beach, in versione integrale.
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Isabel Allende adora gli audiolibri
Isabel Allende adora gli audiolibri, i libri letti su cd. Le ricordano i racconti di sua nonna e delle vecchie domestiche della sua casa in Cile, che le trasmisero liti e leggende popolari e che, vizio dell’epoca, ascoltavano i romanzi radiofonici , le telelenovelas di allora. Oggi gli audiolibri lei li ascolta in macchina: nel tragitto tra la sua casa e l’ufficio di San Francisco. Sono appena venti minuti ma poiché compra solo gialli e polizieschi le capita di fermarsi e parcheggiare per restare in ascolto fino alla fine della storia.
la Repubblica, 30.12.2007
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Sergio Corrado, L’audiolibro e la disposizione all’ascolto
L’audiolibro può essere uno strumento eccellente per educare a quella disposizione all’ascolto che in Italia, mi sembra, conosciamo sempre meno. In Italia, si sa, si legge poco, molto poco. Si tratta di un problema troppo complesso perché lo si possa affrontare in poche battute. Ma credo (basandomi anche sulla mia personale esperienza di didattica universitaria, che mi dice qualcosa circa il rapporto dei giovani con lo studio) che esso abbia a che fare con una problematica più generale, e cioè con le modalità di vita odierne: ha a che fare con la mancanza di attenzione, con la non disponibilità ai tempi lunghi e solipsistici della lettura, che muove fantasie spesso intense, ma poco spettacolari. La parola è un segno scarno, per trovarlo gratificante bisogna esservi educati, un po’ come al jazz o all’opera lirica.
Prestare attenzione a un testo, concentrarsi su un testo è sempre più difficile nella sovrabbondanza di stimoli comunicativi cui siamo sottoposti; il primato sempre più schiacciante della percezione visiva, poi, ha tolto alla parola una buona parte del suo potere di seduzione. L’attenzione richiede silenzio; e il silenzio è forse uno dei beni oggi più rimpianti, soprattutto nelle nostre città. Altri fenomeni della vita sociale ci dicono la stessa cosa. Per fare un esempio: cosa accade di norma durante il minuto di raccoglimento negli stadi italiani? La folla riempie l’intero minuto applaudendo freneticamente. Ma non è la rabbia, la tristezza o la solidarietà per il lutto a scatenare l’applauso, bensì l’angoscia del silenzio: se dobbiamo tacere ci sentiamo esclusi dalla festa, non ne siamo più protagonisti. Il silenzio spaventa anche perché può essere occupato dalla parola degli altri, che minaccia di scalzare la nostra, in un universo comunicativo dove i tempi diventano veloci, sempre più veloci, come mostrano i talkshow televisivi, anche quelli migliori, nei quali le voci, sempre più ansiose e frenetiche, si accavallano e si coprono l’un l’altra.
Ancora più della lettura, l’ascolto di un audiolibro pretende silenzio – un silenzio in fondo abbastanza simile a quello richiesto dalla lettura di una poesia. Certo, possiamo fare altre cose mentre ascoltiamo, così come possiamo mangiare qualcosa mentre leggiamo; ma allora avremo un ascolto e una lettura di tipo diverso. Se però vogliamo ascoltare bene, dobbiamo creare in noi un momento di attesa, di silenzio, dobbiamo disporci a una ricezione passiva-attiva, e cedere la parola a un altro.
Se facciamo questo, il piacere dell’ascolto è molto elevato – può essere molto elevato; ed è un piacere diverso da quello della lettura. La voce umana è infatti la presenza stessa del corpo di un altro che mi parla, e attraverso la fisicità, la materialità della sua voce mi viene donato in maniera più diretta ed emozionante, più erotica direi, qualcosa di antico: il piacere della narrazione, che è l’essenza stessa della letteratura, o almeno di una parte preponderante di essa.
Qualcuno che ci parla, che ci racconta qualcosa, ci riempie la stanza e la testa: ci vuole un po’ di pazienza, bisogna prendersi un tempo e uno spazio protetti, ma se il testo è buono, se la voce è bella, saremo in balia di questa forza – molto più in balia che leggendo in prima persona da una pagina stampata.
Tacere e farsi parlare addosso da un altro è un atto di sospensione della nevrosi quotidiana, anche di umiltà in un certo senso, di disponibilità a lasciarsi trasportare in un altro universo fisico, in mondi che non dipendono da noi. E questo in modo molto più deciso, mi sembra, che nella semplice lettura, perché quando ascolto un testo io vengo agito da un altro fuori di me. Del testo scritto, mentre lo leggo, me ne approprio; del testo ascoltato no, lo ricevo un po’ come ricevo un estraneo dentro di me. È una specie di grazia: bisogna solo accoglierla bene, e cedere la regia – e forse poche cose, oggi, ci spaventano quanto questa.
Sergio Corrado è professore associato all´Università Orientale di Napoli per Letteratura tedesca.
Intervento alla tavola rotonda «La fortuna dell´audiolibro», svoltasi al Goethe-Institut di Napoli, il 28.11.07 .
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Raimondo Di Maio, Non leggere ma ascoltare
Quando Carmen Morese, la direttrice dell’Istituto Goethe di Napoli, alcuni mesi fa mi invitò a una discussione sugli audiolibri, accettai con piacere ma devo confessare che ero preoccupato sulla mia capacità di dare un contributo tecnico-professionale all’altezza delle aspettative. Poi c’è un motivo più strettamente autobiografico: sono completamente legato all’arte della stampa, un gutenberghiano puro. Ho sempre pensato che il mio destino si andava compiendo nel lavoro tra libreria, editoria e tipografia. Così mi sono interrogato a lungo sul significato e l’utilità dell’audiolibro.
Gli ultimi anni, quelli che hanno visto scadere il vecchio millennio e aprirsi questo nuovo, sono stati caratterizzati dalla insistita domanda sul destino del libro. Alcuni osservatori, pessimisti, addirittura annunciavano l’imminente scomparsa del libro. Oggi possiamo dire che il libro attraversa sì una crisi, ma di trasformazione, di allargamento delle sue potenzialità.
Uno degli esempi di questo sviluppo è proprio la grande diffusione dell’audiolibro oltreoceano, ma anche in Inghilterra e in Germania, dove si contano 500 case editrici che editano audiolibri, per un totale di circa 18 mila titoli fra cui scegliere. Un altro esempio della crescita della potenzialità del libro è da riscontrare nel fatto che sempre più spesso gli audiolibri vengono pubblicati contemporaneamente al romanzo a cui danno voce. Alcune immediate considerazioni: così un romanzo potremo in parte leggerlo e in parte ascoltarlo; oppure ascoltare un scrittore in lingua originale e seguirlo nella corrispondente traduzione italiana.
L’audiolibro è la “versione letta” della scrittura, mentre la scrittura, è stata definita da Paul Zumthor «lingua senza voce». L’audiolibro non è un’invenzione di oggi, perché le riproduzioni audio negli anni sono state di volta in volta riproposte senza successo. Prima in grossi e pesanti microsolchi, poi in 45 giri più leggeri e finalmente in audiocassette, ma il CD, l’MP3 sembrano ora i supporti adatti e più funzionali a diffondere questa modalità di conoscere attraverso l’ascolto.Un altro motivo per cui ascoltare soccorrerà l’uomo, che da due secoli ha sviluppato l’ipertrofia del vedere, subendo il dominio dell’immagine nato dalla riproducibilità tecnica.
Una divagazione napoletana: nel 1964 a Napoli l’editore Fausto Fiorentino pubblicò di Antonio De Curtis, in arte Totò, ’A livella. Poesie napoletane. Il successo di vendita fu tale che in breve tempo si esaurirono diverse tirature e, nel tempo trascorso tra una ristampa e l’altra, comparvero le prime migliaia di copie di un’edizione contraffatta, dando il via all’industria abusiva di bestseller. Mai prima di allora un libro aveva incontrato a Napoli tanto favore da parte del grandissimo pubblico e specialmente di quello popolare. Contemporaneamente, fu inciso anche un disco a trentatré giri con lo stesso Totò che recitava il poemetto e per mesi nei quartieri popolari a tutte le ore si ascoltava la voce inconfondibile di Totò insieme a gruppi di ragazzi che ripetevano a memoria interi brani.
Raimondo Di Maio è il proprietario della libreria Dante & Descartes di Napoli e dell’omonima casa editrice.
Intervento alla tavola rotonda «La fortuna dell´audiolibro», svoltasi al Goethe-Institut di Napoli, il 28.11.07.
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